Filosofia e vita quotidiana: Che cosa accade quando smettiamo di pensare?

Quando Hannah Arendt arriva a Gerusalemme nel 1961, inviata dal New Yorker per seguire il processo ad Adolf Eichmann, gerarca nazista si trova di fronte a un uomo ben diverso dall'immagine del criminale spietato e demoniaco che potremmo aspettarci. Eichmann appare come un uomo comune, di «statura media, magro, con un'incipiente calvizie, dentatura irregolare e occhi miopi». Un ritratto terribilmente umano: quello di un uomo visibilmente teso, che cerca di non perdere il controllo di sé. Da quell'incontro nasce la riflessione che darà il titolo al suo celebre libro del 1963, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme.

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Libri per pensare: J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse. (Parte IV)

Ma allora, che cos’è la vita? Secondo Ortega, è un connubio tra circostanze e decisioni. Oggi, forse più che in qualsiasi altro periodo del passato, possiamo scegliere all’interno di un contesto che si è enormemente dilatato. Vivere significa ancora «effettuare una scelta; sentirsi fatalmente costretti a esercitare la libertà, decidere ciò che dobbiamo essere in questo mondo»

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Libri per pensare: J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse. (Parte III)

Ortega osserva che l’uomo moderno ha dilatato in modo prodigioso l’orizzonte di ogni singola esistenza, tanto nello spazio quanto nel tempo. Sappiamo molto di più di quanto si sapesse appena un secolo fa e abbiamo esteso enormemente la gamma delle attività che ci è possibile svolgere. Le possibilità a nostra disposizione sono cresciute in misura considerevole: basta pensare a un gesto quotidiano come l’acquisto di un oggetto, o a qualunque altra azione che implichi una scelta. Davanti a noi si apre una quantità di alternative che le generazioni precedenti difficilmente avrebbero potuto immaginare. Il campo del possibile si è dilatato enormemente.

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