Libri per pensare: J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse. (Parte III)

Ortega y Gassett e il disorientamento delle masse

Ortega osserva che l’uomo moderno ha dilatato in modo prodigioso l’orizzonte di ogni singola esistenza, tanto nello spazio quanto nel tempo. Sappiamo molto di più di quanto si sapesse appena un secolo fa e abbiamo esteso enormemente la gamma delle attività che ci è possibile svolgere. Le possibilità a nostra disposizione sono cresciute in misura considerevole: basta pensare a un gesto quotidiano come l’acquisto di un oggetto, o a qualunque altra azione che implichi una scelta. Davanti a noi si apre una quantità di alternative che le generazioni precedenti difficilmente avrebbero potuto immaginare. Il campo del possibile si è dilatato enormemente.

Vivere significa allora scegliere tra opzioni e opportunità differenti all’interno di un orizzonte vastissimo e potenzialmente saturo. «Il mondo è il contenuto delle nostre possibilità vitali», scrive Ortega. Nel mondo contemporaneo questo ambito del possibile si è ulteriormente ampliato, non soltanto sul piano intellettuale, ma anche in quello pratico e quotidiano.

Ed è proprio qui che emerge un paradosso. La moltiplicazione delle possibilità, anziché tradursi automaticamente in una maggiore padronanza dell’esistenza, può produrre un profondo disorientamento. L’uomo contemporaneo dispone innegabilmente di più strumenti e di più tecniche per intervenire sul mondo; è circondato da più oggetti, dispone di una quantità enormemente maggiore di informazioni e possiede una conoscenza della realtà assai più ampia rispetto al passato. Eppure può sentirsi smarrito, quasi destituito dal proprio ruolo, fragile e incerto.

Incapace di orientarsi all’interno di un ventaglio di scelte tanto vasto quanto frammentato, rischia di essere ricondotto alla precarietà di ogni decisione e al carattere contingente di ogni scelta. È una sofferta incertezza che sembra attraversare l’anima contemporanea proprio mentre la tecnica continua ad alimentare la promessa di un dominio sempre più esteso sul mondo.

Qual è, allora, il tratto proprio della nostra epoca? Ortega descrive un tempo frenetico, ribollente di eventi e iniziative, vertiginoso ed esuberante, ma al tempo stesso incapace di indicare una direzione, una prospettiva verso cui muoversi.

È forse soprattutto la visione del futuro a entrare in crisi. La vita procede inesorabilmente verso mete che non riusciamo più a rappresentarci con chiarezza. Non sappiamo che cosa ci aspetta e facciamo sempre più fatica a immaginare il mondo nel quale vivremo. Ci rifugiamo nel presente, oppure in un futuro appena abbozzato, che raramente si estende oltre pochi anni; ma, come umanità, fatichiamo a comprendere verso quale direzione complessiva ci stiamo muovendo.

Le nostre aspettative sembrano sempre meno sorrette da ideali capaci di imprimere una direzione e di trasformarsi in un progetto condiviso. Ed è difficile non avvertire quanto questa riflessione continui a interrogarci, nonostante Ortega scrivesse in un’Europa che non aveva ancora conosciuto la catastrofe della seconda guerra mondiale.

Al termine della sua analisi critica degli ideali politici del proprio tempo — in particolare del liberalismo progressista e del socialismo marxista — Ortega osserva: «Non potrà stupire che oggi il mondo sembri svuotato di progetti, anticipazioni e ideali».

Quasi un secolo dopo, il contesto è radicalmente cambiato, ma la domanda rimane sorprendentemente attuale. Possediamo strumenti che Ortega non avrebbe potuto immaginare, abitiamo in un mondo infinitamente più interconnesso e disponiamo di possibilità individuali incomparabilmente maggiori. Eppure continuiamo a sperimentare una difficoltà profonda nel trasformare questa abbondanza di possibilità in una direzione.

Forse è proprio questo il punto in cui la sua analisi continua a parlarci: non è la scarsità delle possibilità a disorientarci, ma l’incapacità di ordinarle attorno a un criterio, a un ideale, a una visione del futuro. Possiamo scegliere quasi tutto, ma sapere che cosa valga davvero la pena scegliere è diventato, paradossalmente, sempre più difficile.

Dipinto Lo sconosciuto di James Ensor raffigurante figure in maschera e un uomo con cilindro alto

James Ensor, The stranger, 1928-29

Per riflettere

Se questo articolo ha sollevato domande che desideri approfondire, il counseling filosofico offre uno spazio di dialogo in cui farlo: non per trovare risposte preconfezionate, ma per vivere con le domande giuste.

(Parte III)

Bibliografia:

Jose Ortega Y Gasset, La ribellione delle masse, Se Edizioni

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Libri per pensare: J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse. (Parte II)