Libri per pensare: J. Ortega y Gasset, La ribellione delle masse. (Parte II)
Tra massa e minoranza: il coraggio di diventare se stessi
Riprendendo l’analisi condotta ne La ribellione delle masse, Ortega y Gasset si chiede che cosa distingua la massa dalla minoranza. L’elemento decisivo è, secondo il filosofo, la presenza di un ideale, di un’aspirazione capace di ricomporre le individualità e di sospingerle verso un obiettivo comune. In questo senso la minoranza è più agile, più determinata: le ragioni individuali continuano a vivere all’interno del gruppo e ne rappresentano, in qualche modo, la linfa vitale.
Al contrario, la moltitudine si nutre della sostanziale uguaglianza dei suoi membri: è compatta, tenace, raccolta. Si abbandona a se stessa perché ciascuno si riconosce negli altri. Non nutre dubbi e non conosce vere lacerazioni al proprio interno: se tutti si assomigliano, le divergenze tendono a scomparire. I gusti si uniformano, le opinioni si confermano reciprocamente.
Il filosofo spinge oltre questa distinzione. L’umanità si divide, in fondo, in due condizioni essenziali: da un lato vi sono uomini che esigono molto da se stessi e avvertono una spinta continua verso il proprio perfezionamento; dall’altro coloro che non nutrono alcuna vera esigenza di trasformazione e che, in ogni istante, si accontentano di essere ciò che già sono. Questi ultimi non si trasformano: sopravvivono, spesso allontanandosi persino dalle loro aspirazioni più autentiche, come se il tempo, invece di maturarli, si limitasse a confermarli in una forma già fissata una volta per tutte.
Ortega y Gasset ci mette però in guardia da un fraintendimento immediato: questa distinzione non ha nulla a che vedere con le classi sociali, con una maggiore disponibilità economica, né con un’élite selezionata per nascita, censo o istruzione. Non è una gerarchia sociale, ma una differenza propriamente umana — anzi, una differenza che attraversa ogni classe, ogni ceto, ogni condizione — e che può manifestarsi indifferentemente in un operaio come in un dirigente d’azienda, in un intellettuale come in chi non ha mai aperto un libro.
Il criterio non è ciò che si possiede, né il ruolo che si occupa, ma il rapporto che ciascuno intrattiene con se stesso. Da una parte c’è chi si sforza di trascendersi, di andare oltre ciò che già è, in un movimento di formazione e trasformazione che non si esaurisce mai del tutto; dall’altra chi ristagna, appesantito da pensieri mai esaminati, da pregiudizi mai messi in discussione, da convinzioni ereditate e mai davvero fatte proprie. Sono uomini fragili proprio perché privi di una tensione interiore capace di sostenerli e, per questo, finiscono per seguire la corrente, lasciandosi condurre da ciò che già circola intorno a loro invece di cercare una direzione propria.
Possiamo forse aggiungere, andando oltre la formulazione di Ortega, che questa distinzione non descrive necessariamente due categorie umane fissate una volta per tutte. Nulla impedisce, in linea di principio, a chi oggi ristagna di ridestare in sé un’esigenza sopita, così come nulla garantisce che chi oggi si sforza di trascendersi non finisca, col tempo, per cedere alla corrente della vita. È una polarità che può rigiocarsi continuamente dentro ciascuno di noi, prima ancora che tra un tipo di persona e un altro.
James Ensor, Ensor and the masks, 1899
Per riflettere
Se questo articolo ha sollevato domande che desideri approfondire, il counseling filosofico offre uno spazio di dialogo in cui farlo: non per trovare risposte preconfezionate, ma per vivere con le domande giuste.
(Parte II)
Bibliografia:
Jose Ortega Y Gasset, La ribellione delle masse, Se Edizioni