Frequently Asked Questions

  • No. Non serve aver studiato filosofia, né conoscere autori o teorie. Serve solo portare un tema autentico: una domanda, un dubbio, una scelta, un momento di passaggio. La filosofia qui non è “materia scolastica”: è un modo per ritornare a pensare .

  • È un dialogo guidato e strutturato. Partiamo da ciò che porti (un problema, una domanda, un conflitto) e lavoriamo per:

    • mettere a fuoco la domanda reale

    • chiarire parole, valori e convinzioni in gioco

    • esplorare alternative e conseguenze

    • costruire un orientamento praticabile

    Non è una chiacchierata generica: è una conversazione con metodo, dove le parole diventano strumenti.

  • Il counseling filosofico non è psicoterapia e non tratta disturbi clinici.
    Lavora soprattutto su: significati, valori, identità, scelte, visione del mondo, dilemmi etici, senso.
    La psicoterapia lavora su piani clinici e terapeutici con strumenti specifici della professione sanitaria.

    Se sei in psicoterapia e vuoi affiancare un lavoro più orientato a senso e scelte, i due percorsi possono convivere, purché ci sia chiarezza sui confini.

  • Il coaching è spesso orientato a performance, obiettivi e strategie.
    Il counseling filosofico è orientato a chiarezza e coerenza: prima di “fare meglio”, spesso è necessario capire cosa ha davvero valore per te, cosa stai scegliendo e perché. Se emerge un obiettivo, lo trattiamo, ma partendo dal significato e dai criteri con cui vuoi vivere.

  • Di solito dura circa 60 minuti. Il lavoro procede per fasi:

    1. Messa a fuoco: cosa stai davvero chiedendo?

    2. Chiarificazione: parole e concetti chiave (es. libertà, dovere, colpa, successo, amore…)

    3. Esplorazione: alternative, conseguenze, nodi e contraddizioni

    Orientamento: un criterio e piccoli passi coerenti

  • Spesso le persone riportano:

    • più lucidità e meno rumore mentale

    • parole più precise per raccontarsi

    • priorità più chiare

    • un criterio per scegliere

    • una direzione concreta (cosa osservare, cosa cambiare, cosa proteggere)

    Non prometto “soluzioni immediate”, ma un lavoro affidabile che ti aiuta a vedere e decidere meglio.

  • Dipende dal tema e dal momento.

    • Un incontro singolo può bastare per chiarire un nodo specifico.

    • Un percorso tipico è di 6–10 incontri, con frequenza settimanale o quindicinale, modulabile.

    L’idea non è “tenerti in percorso”, ma capire insieme cosa è utile e quanto.

  • Esempi frequenti:

    • scelte lavorative e transizioni

    • relazioni e confini (cosa accetto, cosa no)

    • stress, burnout, perdita di motivazione

    • identità e senso (“non mi riconosco più”)

    • dilemmi etici e responsabilità

    • decisioni difficili, paura di sbagliare

    Se non sai come formulare il tema, va benissimo: lo costruiamo insieme.

  • Il rischio esiste quando il dialogo resta generico. Per questo lavoro con una struttura: chiarificazione, alternative, orientamento.
    Il cambiamento non è sempre “fare di più”: a volte è togliere confusione, nominare l’essenziale, ridurre autoinganni, scegliere con più coerenza. Da lì, le azioni diventano più naturali e sostenibili.

  • Quando è utile, sì. Propongo letture mirate (poesie, racconti, saggi brevi) come strumenti di riflessione: non per “studiare”, ma per far emergere risonanze, domande e punti ciechi.
    Se non ti interessa, il percorso funziona benissimo anche senza.

  • Se stai vivendo una sofferenza psicologica intensa o una situazione di emergenza (per esempio crisi acute, rischio per te o per altri, sintomi che richiedono presa in carico clinica), è importante rivolgersi a professionisti sanitari abilitati (medico, psicologo, psicoterapeuta o psichiatra) o ai servizi competenti.
    Il counseling filosofico può essere prezioso, ma non sostituisce un intervento clinico quando serve.

  • No. Il counseling filosofico non propone credenze da adottare. Lavora con domande, argomentazioni, valori e significati. Se la tua dimensione spirituale è importante, può entrare come parte della tua esperienza, ma senza proselitismi e senza dogmi.

  • Sì. Il cuore del lavoro è il dialogo e la qualità delle domande. Online si può lavorare con la stessa profondità e, per molte persone, con maggiore comodità e continuità.

  • Di solito lo capisci da due segnali:

    • senti il bisogno di mettere ordine e dare senso a ciò che vivi

    • vuoi un confronto serio, non giudicante, ma anche non superficiale

    Il modo più semplice è un primo colloquio: ti permette di capire lo stile, il metodo e se ti senti a tuo agio.

  • Puoi scrivermi e indicare in due righe cosa ti porta qui. Ti rispondo proponendo le opzioni migliori (online/presenza, orari disponibili) e, se vuoi, fissiamo un primo incontro. gratuito