Filosofia e vita quotidiana: Seneca e la brevità della vita. (Il passato)
Le parole del tempo vissuto: il passato
Non tutti gli uomini provano gli stessi sentimenti nei confronti del passato. In particolare, gli affaccendati — coloro che sprecano la propria vita inseguendo ricchezze e onori — sperimentano, di fronte al tempo trascorso, un sentimento di terrore e di fuga. Non riescono più a voltarsi indietro, perché vedrebbero il vuoto di una vita consumata invano, il rimorso per i propri errori e l’inutilità delle loro corse quotidiane. Gli affaccendati preferiscono dimenticare.
Tuttavia, secondo Seneca, il passato è l’unico tempo davvero sicuro. È sottratto alla fortuna, inviolabile, ormai al riparo da ogni vicissitudine. Ciò che è stato non può più esserci tolto: nessuna circostanza esterna, nessun capovolgimento del destino può cancellare ciò che abbiamo vissuto, pensato, attraversato. In questo senso, il passato è l’unico bene che nessuno può portarci via.
Eppure anche questo tempo — il solo su cui possiamo contare con certezza — può essere perduto. Anche il passato cade nell’oblio quando si vive sempre proiettati altrove, sempre in movimento verso il prossimo impegno, sempre orientati al futuro o distrattamente dispersi nel presente. Ciò che è avvenuto rimane fermo nel tempo, ma non ci restituisce più nulla. Svanisce silenziosamente, come qualcosa che non ha mai davvero avuto luogo.
Il passato assomiglia allora a un sogno frammentato e impreciso: un sogno che si ripete e si perde nella voragine del tempo, senza che nessuno più lo custodisca. E con esso si disperde anche il senso di ciò che siamo stati: ciò che abbiamo attraversato, quella parte di noi che solo la cura attenta della memoria può restituire.
Perdere il passato non significa semplicemente dimenticare qualche evento. Significa perdere uno strato della propria identità, cancellare le proprie tracce, restare inevitabilmente senza radici. Il passato, quando non viene custodito, si trasforma e cambia i propri connotati: confonde i suoi confini, mentre gli eventi finiscono per sovrapporsi e intrecciarsi. Possono diventare altro: piccoli momenti a sé stanti, fragili, senza spessore, un poco evanescenti. Oppure possono fondersi tra loro, creando nuove connessioni, nuove immagini, nuove forme della memoria.
Recuperare il passato significa allora recuperare una parte di noi impressa nel tempo: fragile, destinata a svanire, ma ancora accessibile finché qualcosa, dentro di noi, continua a cercarla e a custodirla. I ricordi restituiscono frammenti, sfumature, echi deboli di ciò che è stato. Sono cenere, o polvere dispersa. Eppure, anche sotto la cenere, può rimanere qualcosa di vivo: braci che non si sono completamente consumate.
Hilma af Klint - The Ten Largest No. 3 - 1907
ll passato, quando non viene custodito, si trasforma e cambia i propri connotati: confonde i suoi confini, mentre gli eventi finiscono per sovrapporsi e intrecciarsi.
Il passato assume così una coloritura emotiva e si trasforma in nostalgia: un dolore dolce e malinconico per ciò che non c’è più, ma che si vorrebbe in qualche modo recuperare, rivivere o comprendere con una diversa maturità interiore. Oppure si trasforma in rimpianto, quando a prevalere è la consapevolezza di ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, di ciò che avremmo potuto essere e non siamo stati. Nostalgia e rimpianto sono entrambe forme di ritorno: tentativi dell’anima di non lasciare andare del tutto ciò che è stato.
Ma il passato è anche fondamento. È la terra che ci sostiene, il suolo su cui poggia ogni passo che compiamo nel presente. In questo senso, il passato è una riserva viva di significato: può ancora dirci chi siamo stati, ma anche suggerire chi potremmo essere. Da esso possiamo ricavare la traccia di una memoria dimenticata, una lezione maturata attraverso un’esperienza difficile, il filo di un desiderio che credevamo spezzato e che invece attende soltanto di essere ritrovato.
Il passato, in altre parole, non dice soltanto chi eravamo: dice anche chi potremmo ancora diventare. Un passato custodito e compreso diventa parte viva di noi, nutrimento per il presente, orientamento per il futuro.
Per riflettere
Se questo articolo ha sollevato domande che desideri approfondire, il counseling filosofico offre uno spazio di dialogo in cui farlo: non per trovare risposte preconfezionate, ma per vivere con le domande giuste.
Bibliografia:
Seneca, La brevità della vita, Rizzoli